Aereoporto "Sandro Pertini" di Torino-Caselle, controllo del bagaglio a mano, tolgo lo zaino con l'attrezzatura fotografica e lo metto nel vassoio, passo il metal-detector e ... Un solerte vigilante si avvicina guardingo e mi chiede se ho una macchina fotografica nello zaino
... resisto alla tentazione di rispondere che in realtà il
teleobiettivo
è un bazooka e la reflex è una mina anticarro, il resto degli obiettivi
sono solo innocue vecchie granate di tipo "balilla" da esercitazione,
sa, tanto per svegliare la mia fidanzata la mattina che ha il sonno
pesante :-) OK, allora gli dico che si, è una macchina fotografica con corredo
di
obiettivi
- può aprire per favore?
- si certo, vuole che la accenda? - rispondo io
- no basta che apra lo zaino -
... che si siano spaventati perchè hanno visto ai raggi x che è
"made in
israel" e fabbricato da una ditta che fa materiale "a norme militari"?
apro le cerniere
- questo cos'è?- fa il vigilante indicando il flash anulare nella
sua
custodia
- è un flash anulare, è un tipo particolare di flash che si monta
sull'obiettivo e si usa per le riprese ravvicinate, io lo uso per i
primi piani dei fiori -
... capito il problema, il flash anulare ha la forma di una
ciambella
con dentro fili, condensatori e le lampade che sparano il lampo, devono
aver preso quello per un ordigno .. rassicurato il vigilante mi fa cenno
di poggiare la borsa sul ripiano in metallo e passa una serie di tamponi
in giro.
Da quello che mi hanno spiegato i tamponi sono imbevuti di un
reagente
che vira se sono presenti tracce minime di esplosivi.
Adesso sono io che spero che la linea di produzione militare della
Kata
sia ben separata da quella per accessori fotografici :-) Dopo alcuni secondi il vigilante ... ed anche i colleghi ...
riprendono
a respirare e mi dicono che è tutto a posto e che "lo fanno per la
nostra sicurezza"
Io ripenso alle scene in tv l'altro giorno, alla partita
italia-serbia
ed al casino scatenato dagli ultra serbi, entrati con fumogeni e
spranghe allo stadio quando a noi poveracci sequestrano anche il brick
dl succo di frutta del bambino, certo, fanno tutti sti controlli "per la
nostra sicurezza"
eppoi polizia e celerini allo stadio se la sono fatta addosso, hanno
fatto entrare un branco di selvaggi senza controllarli e lasciando che
sfasciassero tutto e rendendo impossibile lo svolgersi della partita.
Dovevano aver già parlato con la mamma di quel tipo, Ivan, quello con il
passamontagna e le braccia tatuate, quello che la mamma ha definito un
bravo ragazzo gentile e rispettoso.
TESTO DELLA LETTERA TRATTO DA: http://www.6aprile2009.it/ Egregio dottor Bruno Vespa, sono Giusi Pitari, la cittadina aquilana che la sua redazione ha ripetutamente chiamato il 5 aprile in serata e poi il giorno successivo,
in mattinata. Lo scopo delle telefonate era quello di avermi ospite in trasmissione,
quella speciale del 6 aprile sera, la giornata del lutto cittadino. Ho declinato l’invito proprio perché non ritenevo opportuno, nel giorno
del lutto, partecipare ad una trasmissione che non sapeva di lutto né di
commemorazione, come ho potuto capire quando le sue collaboratrici mi
hanno spiegato della presenza di Bertolaso, Chiodi e Cialente. Immagino
che lei mi abbia cercato a seguito dell’articolo apparso sul Corriere
della Sera che mi definiva “leader” delle carriole. La stampa e
l’informazione, in generale, possono fare grandi danni: io non sono il
leader delle carriole, perché quel movimento spontaneo ha un solo
leader: L’Aquila. Ad ogni modo, dopo aver seguito la trasmissione credo di aver capito che
il suo intento era quello di decapitare il movimento, ma non sarebbe
riuscito ugualmente, perché L’Aquila, la mia città è sempre lì, viva,
grazie a tutti i cittadini che con carriole o senza carriole, la
sognano, la guardano, la ricordano, la amano. Ricordo perfettamente, e proprio poche ore fa ho rivisto il video, la
sua immagine accanto a Bertolaso, dentro un autobus, in giro per
L’Aquila, mentre illustravate a tutta L’Italia una delle tante bugie
dette a proposito del centro storico e cioè che era di nuovo fruibile
agli aquilani che, infatti, potevano vedere di nuovo Piazza Duomo, il
Corso, Piazza San Bernardino e il Castello. Era giugno, e le vie
riaperte erano effettivamente quelle, con la precisazione che Piazza
Duomo era solo per metà aperta, così come il Corso, Piazza san
Bernardino non fu neanche accessibile per passarci il Capodanno, e
intorno al Castello non si poteva girare per intero. Così già a giugno si doveva pensare che le case per gli aquilani erano
in costruzione e il centro era di nuovo fruibile. Lei, che è aquilano,
non può non sapere che il Centro dell’Aquila è grande, grandissimo (170
ettari) e che tutti i centri della città territorio erano ancora
completamente inagibili. Invece ha accettato di dar luogo ad una farsa
dannosissima per la città. Ma non è tutto. Durante le telefonate che ho ricevuto tra il 5 e il 6 di
aprile, le sue collaboratrici insistevano molto per avermi in
trasmissione e, quando ho detto loro “sarà per la prossima volta”, mi è
stato risposto: “E’ un’occasione unica, perché si riparlerà dell’Aquila
il prossimo anno”. La ringrazio molto per l’attenzione che dedica ad una
città capoluogo distrutta ma, data l’informazione che lei fa, è meglio
che non ne parli più. Mai più. Nella trasmissione del 6 aprile, non c’è stato cordoglio, né messaggi di
solidarietà ai famigliari delle vittime, cosa che gli aquilani hanno
dimostrato di saper fare bene, rimanendo in silenzio per molte ore
attraverso la città (quel pezzettino di centro storico aperto, sempre lo
stesso) per rendere onore ai loro angeli. La sua trasmissione è
riuscita, forse, a spaccare la città, quel piccolo nucleo di
socializzazione e di condivisione finalmente sorto dopo mesi di dolore e
solitudine è stato smembrato, spero non irreversibilmente, dalla
strumentalizzazione che lei ha fatto di quei cittadini coraggiosi e
ingenui che lei è riuscito a convincere ad apparire in un processo alle
intenzioni degno di chi della informazione fa strumento politico. Non si è stupito affatto che un masterplan per la città dell’Aquila sia
un segreto, come se lei considerasse normale che chi vive in una città,
non debba sapere cosa è in progetto, affidandosi a chi neanche dice
quali nomi ci siano dietro il progetto. Qualcuno ha chiamato il movimento spontaneo nato in città “Popolo delle
carriole” e siccome le parole sono importanti, con questa definizione se
ne è connotata sin dall’inizio la derivazione politica e quella
sociale. Cosicché in molti hanno potuto dire che la rinascita dipende
dalla borghesia e non dal popolo. Mi piacerebbe sapere se lei sa chi
sono i cittadini che la domenica si incontrano. Certamente no,
altrimenti li avrebbe difesi. Dopo mesi di emarginazione, L’Aquila si ritrova in centro, si parla, si
discute, si ride, si toccano le proprie spoglie e lei parla di
container. Lo sa lei che a L’Aquila c’è chi dorme nei container? Chi? Gli studenti
universitari, caro Vespa, quelli che lei pensa siano a posto. Quelli
sono eroi, perché per studiare non pagano le tasse, ma al contempo
pagano un altissimo tributo, quello di viaggiare e non avere null’altro
che le aule dove si fa lezione. Poche parole per i 55 studenti morti,
specie sulle responsabilità, del mancato allarme. Inutile girarci intorno, il terremoto dell’Aquila è stato un gran
successo e nessuno lo deve rovinare. Neanche una città che muore.
Una donna sta passeggiando in un bosco alla ricerca di funghi, quando si imbatte in un'antica lampada ad olio; inizia subito a strofinarla e appare il Genio: -'Posso avere i miei tre desideri?' -'No. A causa dei cattivi tempi, della recessione, della globalizzazione, dell'inflazione, degli scioperi e di tutte le altre menate mondiali, oggi come oggi posso offrirti un solo desiderio da esaudire.' La donna allora prende una cartina geografica e dice: -'In tal caso, vorrei la pace in Medio Oriente. Vedi questa cartina? Vorrei che questi Paesi la smettessero di farsi la guerra!' Il Genio butta un occhio alla cartina e sbotta: -'Ma accidenti, questi paesi sono in guerra da tempi lontanissimi! Non credo di poterci fare niente, sono potente ma non così tanto! Assolutamente niente da fare. Non pensarci neppure. Neanche se chiedessi l'aiuto del mio Grande Maestro potrei riuscire a realizzare questo desiderio. Lascia perdere! Dai, chiedimi qualche altra cosa.' La donna ci pensa un po', e dice: -'Non sono mai riuscita a trovare l'uomo giusto: un uomo sensibile e affettuoso, colto e intelligente, che mi faccia ridere, che mi rispetti, che sappia capirmi e sostenermi, che sia un amante premuroso e mi riempia di complimenti, che mi faccia sentire bella e desiderata, che non passi tutto il tempo a guardare il calcio in tv, che mi porti ogni giorno la colazione a letto e che non mi tradisca...' E il genio sospirando: -'... famme un po' rivedè stà cazzo de cartina...'